SGUARDO DI DONNA
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SGUARDO DI DONNA

  • da Diane Arbus a Letizia Battaglia la passione e il coraggio
  • 11.09.2015>10.01.2016
 
 
Tutti i giorni dalle 10 alle 19, chiuso martedì
La mostra rimarrà aperta sabato 26 dicembre, giovedì 31 dicembre, venerdì 1 gennaio (dalle ore 14.00), martedì 5 gennaio, mercoledì 6 gennaio. Chiusa venerdì 25 dicembre.
Prenota il biglietto: www.ticket.it/treoci
A cura di Francesca Alfano Miglietti
Allestimento di Antonio Marras
 
Francesca Alfano Miglietti, meglio nota come FAM, è teorico e critico d’arte, docente di Teorie e Metodologie del Contemporaneo all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. La sua ricerca è incentrata su: il corpo e le sue modificazioni, il rapporto tra visibile e invisibile, contaminazioni di linguaggi. Tra le riviste che ha ideato e diretto, Intervallo/Incidenti e VIRUS Mutations. Commissario alla Biennale Arti Visive di Venezia 1993, e Premio Luigi Carluccio alla Critica d’Arte 1990. L’ultima mostra a sua cura è “FABIO MAURI - The End” a Palazzo Reale di Milano.
 
Antonio Marras disegna e raccoglie sguardi e frammenti per quelle che saranno poi le sue opere, un modo di tracciare mappe e segnare territori con l’idea del viaggio, che definisce confini e forme del contemporaneo. Suo l’allestimento al Mart di Rovereto della mostra di Lea Vergine Un altro tempo. Nel 2012 è, insieme a Lucia Pescador, protagonista della mostra Vedetti, credetti, a cura di Francesca Alfano Miglietti.
 
“Insegnandoci un nuovo codice visivo, le fotografie alterano e ampliano le nostre nozioni di ciò che val la pena guardare
e di ciò che abbiamo il diritto di osservare. Sono una grammatica e, cosa ancor più importante, un’etica della
visione.” Susan Sontag
 
25 autrici, 25 storie, 25 sguardi singolari sul mondo, sull’altro, sulla relazione.
Sguardo di donna è una mostra potente di 250 immagini, che parla di diversità, responsabilità, compassione e relazione: un racconto dell’essere che ama per antonomasia, la donna, capace del “dono totale dell’anima e del corpo” (Friedrich Nietzsche, La gaia scienza), con quella dedizione incondizionata alla cura delle relazioni, al rapporto con l’altro, a uno sguardo sul mondo a partire dalla propria consapevolezza.
Il mezzo fotografico diviene una sorta di coscienza storica, facendosi testimone anche di quello che spesso viene nascosto. Da qui nasce la scelta di autrici che usano la fotografia come mezzo per esprimersi, di varie parte del mondo, ognuna pronta a cogliere il linguaggio dell’ umanità, dell’unicità, della differenza nelle infinite varietà dei soggetti ritratti, nell’intento di sottrarsi alla paura della diversità.
La mostra, a cura di Francesca Alfano Miglietti, è una complessa drammaturgia, ricca di rimandi a varie fonti: reportage e documentari, poetiche struggenti e malinconiche, linguaggi di denuncia e di compassione. La caratteristica di tutte le opere è l’assoluta centralità del dialogo con il reale, una centralità che stabilisce un vincolo stretto con le forme del mondo, nel recupero di materiali di vita.
Antonio Marras firma l’allestimento con una scenografia capace di trasportare il visitatore all’interno delle storie che si leggono nelle varie sale: un’esperienza nell’esperienza, in cui anche l’allestimento diventa parte fondamentale della narrazione e crea la relazione tra gli spazi della Casa e le opere fotografiche.
La mostra si articola intorno a tre nuclei centrali, tre luoghi d’incontro.
Il pianterreno è invaso da una spettacolare installazione di costumi provenienti dal Teatro La Fenice: gli abiti appesi e volutamente esibiti dal rovescio, con le fodere esposte, impongono il sovvertimento della forma e mostrano ciò che sta sotto, lo strato più intimo.
Il secondo nucleo, il salone del primo piano, è allestito con armadi/scatola, sempre provenienti dalla Fenice, i quali, aperti, custodiscono alcune fotografie in una sorta di dialogo segreto e ravvicinato. Opere sottratte dalle varie sale che, come quelle esposte anche negli altri luoghi comuni, hanno lasciato dietro di sé un’impronta sulle pareti originarie.
Elemento centrale dell’ultimo piano sono le “cavalle americane” (sostegni delle quinte), le quali diventano percorso, ostacolo, costruzione. Da ogni salone si accede a una serie di spazi in cui le opere sono disposte su fondo rosso veneziano leggermente scurito dal tempo immemore della Casa. Ogni stanza espone una, due, tre storie, che dialogano fra loro e con quelle delle altre, per raccontare, con sguardi diversi, la stessa storia, la storia dell’umanità.
 
SGUARDO DI DONNA è ideata e promossa da Tre Oci, prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie in collaborazione con il Corriere della Sera e La27esimaOra, Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, Tendercapital, Colorificio San Marco.
La mostra è accompagnata da un catalogo Marsilio in due edizioni, italiano e inglese.